Showing posts with label Search my double. Show all posts
Showing posts with label Search my double. Show all posts
Wednesday, October 2, 2019
Monday, October 8, 2018
Tuesday, May 29, 2018
Monday, March 12, 2018
Wednesday, March 7, 2018
Monday, February 26, 2018
Search my Double
Si dice che nel mondo, oggi abitato da più di 7 miliardi di persone, ne esistano almeno 7 identiche a ciascuno di noi: ammesso che sia vero, quante probabilità abbiamo di incontrarle e perché quest’idea ha da sempre affascinato l’uomo che nel corso dei secoli ha affrontato il tema del sosia in innumerevoli opere letterarie, artistiche e filosofiche? Se l’essenza dell’essere umano è in gran parte definita dalla sua supposta unicità, l’esistenza di un ipotetico doppio sembra minare alle radici la nostra autoconsapevolezza, ma allo stesso tempo il perturbante desiderio di vederci rispecchiati in un’altra identità esercita su di noi un’irresistibile attrazione. L’esponenziale moltiplicazione delle immagini veicolate dalla rete internet e la diffusa tendenza a pubblicare in rete fotografie private che restituiscono in veste ufficiale le nostre azioni quotidiane hanno più che mai rinvigorito l’antica favola di Narciso, incarnazione mitica del tema del doppio fatalmente innamorato di se stesso.
Parte da queste suggestioni la mostra Search my Double di Sabine Delafon, recentemente presentata a Bologna nelle sale della Biblioteca Italiana delle Donne, nell’attiguo Chiostro di Santa Cristina (sede del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna) e nello spazio urbano della limitrofa via Fondazza a cura di Fulvio Chimento e Pasquale Fameli. Iniziato nel 2005 e ancora in corso, il progetto prevede la distribuzione di volantini segnaletici in cui compare il volto dell’artista, fotografato in differenti periodi con le macchinette automatiche per le fototessere, associato alla scritta Cerco me stessa, se conosci qualcuno che mi somiglia, contattami a cui segue l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica a cui rivolgersi in caso di rassomiglianza. Nel corso degli anni l’azione è stata ripetuta in diverse città del mondo, come New York, Istanbul, Roma, Avignone e Milano (dove Delafon attualmente risiede) e ha generato una variegata raccolta di locandine scritte in più lingue, oltre a un corposo archivio che riunisce le mail di chi si è riconosciuto nell’immagine o ha voluto interagire con il progetto esprimendo i propri commenti e curiosità.
Apparentemente niente di nuovo: sin dall’Esposizione in tempo reale presentata Franco Vaccari alla Biennale Veneziana del 1972 l’impersonalità della fototessera e il coinvolgimento del pubblico con macchinette Fotomatic sono procedimenti consolidati dell’arte contemporanea, mentre gli impressionanti mosaici di autoscatti di Karl Baden, che da oltre 30 anni si ritrae quotidianamente con la stessa inquadratura nella performance Every Day, gli utopici tentativi di Douglas Huebler di documentare l’esistenza di ogni essere vivente nelle griglie di Variable Piece e le Détalis Photo di Roman Opalka sono solo alcuni esempi di come la pratica ossessiva di ritrarre e ritrarsi in cerca di un’impossibile conciliazione tra la mutevolezza dell’essere umano e la registrazione meccanica sia già stata ampiamente esplorata.
Ma l’uomo, per la sua costitutiva fragilità e instabilità, continua ad avere le stesse paure e domande, a scrutarsi per percepire la propria individualità, a interrogare l’altro da sé per trovare se stesso, a cercare conferme della propria esistenza nel mondo esterno. E per questo Sabine Delafon, senza lasciarsi inibire dagli illustri predecessori che hanno affrontato ricerche simili, persegue la propria necessità interiore di scoprire e sapere con mezzi volutamente rudimentali e sghembi, escludendo dal proprio orizzonte operativo l’impersonale efficienza delle tante piattaforme internet dedicate alla ricerca di sosia per lasciare un segno nello spazio urbano e affidare al caso i possibili esiti del proprio lavoro.
La caparbia ripetitività di un’azione ingenua e la perseveranza nel portarla avanti nel corso degli anni costituiscono la cifra distintiva di una performance in cui sdoppiamento, moltiplicazione e dispersione trascendono i codici della creazione artistica per offrire a un pubblico accidentale la possibilità di un’esperienza condivisa e una via d’accesso privilegiata all’insidioso terreno del dubbio. Se la sua personale ricerca non è stata ancora esaudita, l’artista dichiara infatti di non aver trovato nessun doppio soddisfacente tra le persone che l’hanno contattata, l’efficacia del progetto sta nell’invito all’autocoscienza e nell’implicito suggerimento a guardarci attorno, a continuare a cercare uno scambio reale con l’altro per non scomparire a noi stessi.
Le sollecitazioni più introspettive di Search my Double hanno inoltre generato il video Ex, proiettato a Bologna nella suggestiva cornice del chiostro quattrocentesco di Santa Cristina, ricavato dal montaggio cronologico di oltre 2000 ritratti in formato fototessera che l’artista ha realizzato a partire dall’età di dodici anni. Il rapido susseguirsi delle immagini condensa lo scorrere del tempo, l’alternarsi degli stati d’animo, i lievi cambiamenti fisiognomici e le trasformazioni di abbigliamento e acconciatura in un’unica impressione visiva che enfatizza la profondità di uno sguardo che con gli anni diventa sempre più diretto e consapevole. L’opera, oltre a presentare l’identità come un’entità metamorfica e polifonica che rifugge ogni catalogazione e sistematizzazione, invita a riflettere sui vari mascheramenti esteriori a cui affidiamo il tentativo di fissarne l’immagine nel corso della nostra vita.
Tuesday, August 14, 2012
Friday, June 22, 2012
Wanted
Labels:
2012,
Edysion,
I'm looking for myself,
Istanbul,
Sabine Delafon,
Search my double,
Wanted
Tuesday, March 6, 2012
SD vs Pig Mag
22 febbraio, 2012, di Francesca Mila Nemni
Una, nessuna, centomila. Chi è Sabine Delafon? Proviamo a chiederlo a lei.
Da quanto tempo vivi in Italia?
Da diversi anni, quasi metà della mia vita.
Da diversi anni, quasi metà della mia vita.
I ♥ TO è un lavoro che avevi fatto a Torino nel 2005. Lo rifaresti? Ti piace l’Italia di oggi?
Non lo rifarei. All’epoca nessuno aveva ancora, che io sappia, utilizzato il logo di Milton Glasser I ♥ NY. Oggi invece ogni città ha il suo I Love. Dopo avere vissuto diversi anni a Torino, mi ero accorta di quanto gli italiani, e in particolare i torinesi, si lamentassero del posto in cui vivevano, senza pensare che altrove probabilmente era molto peggio e allora mi era venuto il riflesso opposto, come a dire: “Vaffanculo, a me piace!”. Oggi, purtroppo nessuno lo fa, anche se penso che bisognerebbe farlo, se no è tutto perso. Di nuovo penso che siano dei posti peggiori nel mondo. Ora, non so per quanto tempo vorrò restare ancora in Italia. I motivi sono tanti…
Da qualche anno stai tappezzando alcune città con volantini che ti ritraggono alla ricerca delle tue sosia, “I’m looking for myself”. Sei finalmente riuscita a trovare te stessa?
Credo si tirino le somme di ciò che si è fatto per capire chi si è stati. Con alcuni anni in più sulle spalle dal 2005, quando ho cercato per la prima volta un mio sosia, forse, qualcosa in più lo so. Un vero sosia però non l’ho ancora trovato, anche se la ricerca si è ampliata: inizialmente le locandine erano tradotte in tre lingue, ora in diciassette e le fototessere utilizzate per questo lavoro erano trecento, ora sono più del doppio. Credo che si possa leggere questo lavoro come la ricerca di un’identità mondiale, in cui abbiamo tutti qualcosa dell’altro.
Da quando hai 12 anni collezioni e conservi le tue fototessere. Sei arrivata ad averne più o meno settecento.Sei cambiata o sei sempre la stessa?
Ho sempre la stessa data di nascita. Mi chiamo sempre Sabine Delafon. Il lavoro si intitola “Ex”, tantissime piccole morti che danno origine a tantissime piccole nascite. E’ un progetto artistico a lungo termine che avrà esito soltanto alla mia morte.
Cos’è la Sabine Delafon Corporation? Ne faremo parte anche noi?
Ho fondato la Sabine Delafon Corporation nel 2008. E’ il logico sviluppo dalla ricerca sull’identità personale a quella collettiva.
La Corporation è un modo per completare la mia singola identità, un modo per crescere, fisicamente, mentalmente, concretamente. Dal momento in cui si partecipa allo sviluppo del mio lavoro in qualsiasi modo, se ne entra a far logicamente parte. Quindi la risposta è sì, PIG Magazine è entrato nella SDC!
La Corporation è un modo per completare la mia singola identità, un modo per crescere, fisicamente, mentalmente, concretamente. Dal momento in cui si partecipa allo sviluppo del mio lavoro in qualsiasi modo, se ne entra a far logicamente parte. Quindi la risposta è sì, PIG Magazine è entrato nella SDC!
Labels:
2012,
Ex,
I'm looking for myself,
Pig Mag,
Room Galleria,
Sabine Delafon,
Search my double
Saturday, February 18, 2012
Friday, January 27, 2012
Behind the curtain – The aesthetics of the photobooth - Musée de l'Elysée
BEHIND THE CURTAIN – THE AESTHETICS OF THE PHOTOBOOTH
17.02.2012 - 20.05.2012
When the first photobooths were set up in Paris in 1928, the Surrealists used them heavily and compulsively. In a few minutes, and for a small price, the machine offered them, through a portrait, an experience similar to automatic writing. Since then, generations of artists have been fascinated by the concept of the photobooth. From Andy Warhol to Arnulf Rainer, Thomas Ruff, Cindy Sherman and Gillian Wearing, many used it to play with their identity, tell stories, or simply create worlds.
Behind the Curtain - the Aesthetics of the Photobooth, an exhibition created by the Musée de l’Elysée, is the first to focus on the aesthetics of the photobooth. It is divided into six major themes: the booth, the automated process, the strip, who am I ?, who are you ?, who are we ?. Provider of standardized legal portraits, it is the ideal tool for introspection and reflection on others, whether individually or in groups. By bringing together over 600 pieces made on different media (photographs, paintings, lithographs and videos) from sixty international artists, the exhibition reveals the influence of the photobooth within the artistic community, from its inception to the present day.
Artists
Curators
Clément Chéroux and Sam Stourdzé
With the collaboration of Anne Lacoste
The exhibition has been organised with the support of PKB Privatbank and La Loterie Romande.
Monday, October 24, 2011
Friday, October 7, 2011
Thursday, October 30, 2008
Subscribe to:
Posts (Atom)












































